Circa due anni fa, in piena campagna elettorale, la quasi totalità della classe politica italiana prometteva a noi cittadini di abbattere i costi della politica abolendo le province, in quanto considerate enti puramente burocratici le cui competenze potevano essere ridistribuite tra comuni e regioni. Finalmente una presa di coscienza della classe politica che da destra a sinistra (con l’eccezione della Lega, da sempre contraria) condivideva e sosteneva un provvedimento. Silvio Berlusconi, il futuro Presidente del Consiglio, dichiarò che:
«È necessario eliminare le Province» (Matrix, 27 febbraio 2008)
«La prima cosa da fare è dimezzare il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei consiglieri comunali. Non parlo di Province, perché bisogna eliminarle» (videochat al Corriere della Sera, 31 marzo 2008)
Concetti ribaditi dopo la vittoria alle elezioni:
«Dobbiamo modificare la nostra architettura istituzionale: più poteri al premier, una sola camera legislativa, dimezzamento dei parlamentari e anche dei consiglieri regionali e comunali, eliminazione delle province» (15 aprile 2008, Il Sole24Ore)
In effetti, in base ad uno studio effettuato dall’istituto di ricerca Eurispes nel 2008, abolire le province per tagliare i costi della politica porterebbe ad un risparmio (annuo) di circa 10,6 miliardi di euro. L’equivalente di una manovra finanziaria. In particolare, lo studio sottolinea che una percentuale non irrilevante della crescita dell'indebitamento delle Amministrazioni pubbliche, è legato al cattivo andamento dei conti economici delle Province ed all’inefficienza nella gestione in conto capitale degli enti.
Ci sono quindi tutte le premesse per attuare un provvedimento che possa alleggerire i conti pubblici, abbattendo inefficienze e sprechi. Si tratterebbe però di passare dalle parole ai fatti. Bene, dopo due anni di legislatura, quali riforme sono state avviate per attuare quanto promesso a noi cittadini su questo tema?
In Sicilia, regione a statuto speciale, l’abolizione delle province poteva essere disposto a dicembre 2008 con la modifica dell’articolo 15 dello statuto regionale. La proposta, presentata in commissione Affari Istituzionali dal presidente della commissione antimafia Siciliana, Lillo Speziale, prevedeva di abolire le province e trasferirne le competenze ai comuni. Su tredici membri della commissione, i presenti erano otto. I quattro democratici hanno votato per l'abolizione e chi rappresentava l'Udc di Pier Ferdinando Casini non era presente. Gli altri, dai rappresentanti del PDL al presidente dell’MPA (il cui voto valeva doppio ed è stato determinante), hanno votato contro. Stiamo parlando di 890 milioni di euro di soldi pubblici che ogni anno andranno sprecati per alimentare l’ente provinciale Siciliano.
Il numero di province italiane ha raggiunto 110 unità ed è in costante crescita. Nel 2009 sono diventate operative altre tre nuove province: Fermo, Barletta, Monza e della Brianza. Ad oggi vi sono richieste per istituire altre 21 province: da Sibartide-Pollino a quella del Canadese e delle Valli di Lanzo. In sostanza, nuove poltrone, nuovi apparati amministrativi e politici.
Il Premier ha annunciato l’intenzione di istituire un nuovo apparato che sostituirà le province nelle grandi aree metropolitane: le città metropolitane. Ad occhio sembra un’ulteriore complicazione, più che uno snellimento ma vedremo nei fatti cosa si concretizzerà.
«Le province sono una dimensione e uno strumento vecchio e abbiamo intenzione di superarle e in queste grandi aree urbane come quella di Milano intendiamo realizzare la città metropolitana» (10 maggio 2009, La Stampa)
A dicembre 2008 è stato presentato da Donadi (IDV) in Parlamento un disegno di legge costituzionale per la soppressione delle Province. A ottobre 2009, con votazione alla Camera, la maggioranza ha deciso di accantonare le norme sulla soppressione delle province, in attesa che il Governo presenti la sua proposta di riordino complessivo delle autonomie locali. I sostenitori del disegno di legge denunciano che il vero intento della sospensione sarebbe l’affossamento della riforma e il mantenimento delle Province. In attesa di vedere chi avrà ragione, ecco come hanno votato i gruppi parlamentari:
In sintesi, in due anni il numero di province è aumentato e vi sono altre richieste che potrebbero ulteriormente incrementarle; la maggioranza ha votato contro l’abolizione delle province in Sicilia, provvedimento che non richiedeva leggi costituzionali e che avrebbe portato un risparmio di poco inferiore al miliardo di euro all’anno; si è ipotizzato di sostituire parte delle province con le aree metropolitane, una nuova entità; il disegno di legge per la soppressione delle province è stato sospeso su indicazione della maggioranza, in attesa di un riordino degli enti locali.
Quali di questi provvedimenti hanno contribuito a migliorare il bilancio dello Stato e quindi a liberare risorse (per i trasporti, per la scuola, per i servizi sociali, e così via) per noi cittadini? Sembra proprio nessuno.
Anche in questo caso, la lotta agli sprechi si ferma agli annunci e si dissolve quando si tratta di attuarla.
FONTE:http://sullozero.myblog.it/