Domenica 07 Marzo 2010 18:26
RISPETTARE LE REGOLE NON CONVIENE
Si leveranno grida di protesta, ci saranno partiti pronti a scendere in piazza e qualche noto costituzionalista dirà che non corrisponde ai dettami della nostra
Magna Carta, ma alla fine le elezioni si faranno, e in
Lombardia vincerà
Formigoni e nel
Lazio la
Polverini. E tutto ritornerà come prima.
Il problema non è nel decreto, ma in quello che l’ha preceduto.
Abbiamo permesso che, lentamente, una casta abbia creato un sistema che l’ha resa intoccabile e aliena al nostro potere. Abbiamo permesso che un politico legato alla camorra, come Cosentino, non fosse processato, abbiamo permesso – grazie alla stessa decretazione d’urgenza – che una banda di corrotti ridesse sulla tragedia de L’Aquila mentre questi morivano; abbiamo permesso che un’intera regione, la Campania, fosse devastata ambientalmente – ove non lo fosse stato abbastanza -.
E’ la decretazione d’urgenza!
La colpa non è dei politici, loro hanno fatto semplicemente i loro interessi. La colpa è nostra che abbiamo girato la faccia davanti a tutto questo. La colpa è nostra perché abbiamo cercato qualche “eroe” a cui delegare la nostra rabbia. La colpa è nostra che abbiamo delegato il nostro futuro.
Abbiamo delegato il nostro dovere di cittadinanza e ora, d’un tratto, ci svegliamo pretendendo che rispettino le regole? Con chi ce la dovremmo prendere? Ci dovremmo meravigliare se un Presidente del Consiglio che ospita in casa sua un boss della mafia fa decreti che tutelano i propri interessi?
Ci dobbiamo meravigliare se il PD è incapace di fare opposizione? Non è stato il PD che, negli anni di Governo, ha consentito che le cose non cambiassero? Non è stato il PD a salvare Cosentino?
La regola è qualcosa che abbiamo distrutto noi, con il nostro comportamento quotidiano, con la nostra arrendevolezza dinanzi alle baronie e alle caste, con il nostro comportamento ossequioso verso il politicante di turno. Siamo diventati un popolo in perenne attesa delle briciole - o delle prostitute - del “sovrano” del momento.
Non credo, come Flaiano, che gli italiani siano fatti per la dittatura, credo, piuttosto, che siamo un popolo alla perenne ricerca di un leader a cui affidarsi – a sinistra sono anni che si invoca un Obama – mentre dovremmo, semplicemente, essere cittadini. Cittadini liberi.
Diceva
Steve Biko: “l’arma più forte nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi”. Noi abbiamo consentito che l’Italia fosse derisa all’estero e noi continueremo a non fare nulla perché in fondo quando siamo noi a dover rispettarla rispettare, la regola non ci conviene.
Francesco Piccinini
fonte:
AgoraVox