Il giudizio su Napoli ed i napoletani non è certamente lusinghiero, i toni adoperati da Bocca sono quelli mille volte letti nelle sue rubriche e nei suoi libri, giudizi secchi e privi di sdolcinati compromessi, la realtà rispetto a quella descritta qualche anno fa nel suo saggio “Napoli Siamo noi” non è per nulla cambiata, anzi se possibile, peggiorata.
Oltre mezzo secolo di professione, decine e decine di riconoscimenti, più di sessanta anni di articoli, di inchieste e di saggi non gli impediscono di accettare un seppur breve e serrato confronto con un neofita del giornalismo.
Da sempre – gli dico – lei critica Napoli e ne denuncia i mali senza proporre alcuna soluzione non le sembra questo un atteggiamento asfittico e privo di intenti propositivi? Mi aspetto una risposta sgarbata o quanto meno irata, chi sono in fondo io per mettere in discussione il maestro Bocca, invece: <<Cosa vuole che proponga – mi risponde serafico – non è mica semplice. Io sono pessimista nel senso che voglio vedere le cose come stanno>>. Parlo dei giovani come me e del loro domani che a Napoli non c’è: «Venga via, lì non c’è futuro» Anche questo l’ho letto mille volte nelle sue pagine ma ora c’è un qualcosa di diverso che mi prende e mi coinvolge in un turbinìo di emozioni e tormenti; quello che non sempre la scrittura per quanto sopraffina e ricercata riesce a rendere: la sofferta partecipazione da parte di un uomo e di un intellettuale allo sfacelo di una società civile che anch’egli in qualità di partigiano prima e di integerrimo giornalista poi ha contribuito a creare. «Di recente sono stato in costiera amalfitana per ritirare un premio di giornalismo. Lungo i tornanti che mi riportavano in albergo ho avuto modo di osservare la città dall’alto. La visione di questo mare di case, di questa megalopoli inguaribile – afferma con voce quasi rotta dalla commozione – mi ha raggelato il cuore>>
Ho iniziato ad avvicinarmi al giornalismo grazie anche allo stile di Bocca aspro e polemico, graffiante ma sincero, coriaceo ma mai privo di aperture al confronto, oggi che amo questa professione e che per nulla al mondo la cambierei, è ben altro ciò che di lui ho imparato ad apprezzare: l’umanità e l’umiltà, peculiarità tipiche solamente dei grandi.
fonte: ondanomala82