L’avevo capito dal Tg1 – con editoriale del direttor Minz che parla di «giocare col fuoco» e intanto giocherella con la montblanc – che sarebbe stata una serata epocale.
L’avevo capito dal collegamento con Vespa, già armato di souvenir del Duomo di Milano, e dall’annuncio del titolo della puntata: «Perché?».
Punto primo: bisogna capire se «il gesto di un folle» (dato confermato e riconosciuto da tutti, specie dai commentatori stranieri) valga un dibattito sulle colpe e le responsabilità della politica.
Punto secondo: bisogna capire come poi proceda, previa totale sospensione dell’incredulità, un dibattito di questo tipo, in questo Paese.
Dove c’è un Vespa qualsiasi che traccia paragoni tra le cronache di oggi e il terrorismo anni Settanta (la differenza? allora si voleva attentare a un intero sistema, oggi solo a un singolo), un Cota che dà lezioni di conversazione democratica, una Bindi che si preoccupa solo di recuperare i minuti persi nella discussione (persi da lei medesima, s’intende).
Alla fine, a dare la risposta a quel «Perché?» è il padrone di casa: se Tartaglia non fosse «vicino ad ambienti del social network» (sic), se non ci fosse così tanta gente iscritta ai blog (eh?), se non si avvertisse tutta questa violenza su Facebook (si sa che la Pet Society è piena di latitanti), allora forse vivremmo tutti più tranquilli.
Se quel salotto è il Paese Reale, mandatelo tutte le sere in prime time. È come quel Duomo in miniatura, ultima fregola di Vespa: «così bello, eppure così pericoloso».
fonte: http://mattiacarzaniga.wordpress.com/2009/12/15/%C2%ABcosi-bello-eppure-cosi-pericoloso%C2%BB/