Accanto a proposte ragionevoli come l’accorpamento sotto un unico ente gestore delle aree protette marine prospicienti quelle terrestri, che dovrebbe razionalizzare di molto la gestione di parchi e riserve, ce ne sono alcune quanto meno preoccupanti. Due, in particolare, riguardano la gestione stessa delle aree protette.
D’Alì propone un consorzio al 70% pubblico (Regioni e altri enti locali) affiancato da “soci” privati. Statuto, obbiettivi e, soprattutto, confini dei parchi dovrebbero essere rivisti ogni tre anni, con la possibilità di creare zone protette a geometria variabile che crescono e si riducono in base alle “esigenze socioeconomiche del territorio”.
Per quale motivo i privati dovrebbero essere interessati ad entrare nel consorzio? Per soldi, ovviamente. Tanto è vero che si prevede la possibilità di affidare le attività all’interno dei parchi anche ai soci di minoranza (e persino a soggetti esterni al consorzio) e, soprattutto, si aumentano le possibili attività all’interno delle aree protette:
Lo svolgimento di attivita` e servizi rivolti al turismo, al diporto, nonche´ per la collaborazione alle attivita` di controllo e monitoraggio, puo` essere affidato dal soggetto gestore ad associazioni di privati costituite a tutela di interessi collettivi o ad altri soggetti di natura privata che abbiano presentato idonea proposta progettuale.
Da notare l’inclusione del diporto, fino ad oggi assolutamente vietato all’interno delle aree marine protette. Detta in altre parole: prendi lo yacht, entri in riserva, e ti fai un bel bagnetto. Se a vista non c’è la Capitaneria di Porto ti porti pure il forchettone. Appena hai finito riaccendi il motore e te ne vai. Anche se, a dire il vero, il Disegno di Legge parla di “nautica sostenibile”, cioè la nautica amica dell’ambiente e normata da un apposito protocollo.
Tale protocollo definisce “a impatto zero” le imbarcazioni a vela o a remi e “eco-compatibili” quelle a motore con raccolta dei liquami di scolo, quelle con motore entrobordo o fuoribordo alimentato con biodiesel, etanolo, gas o altri carburanti “ecologici” e, infine, quelle con motore fuoribordo o entrobordo a 4 tempi benzina verde, fuoribordo a 2 tempi ad iniezione diretta, entrobordo diesel.
Fatico a trovare una barca moderna che non sia “eco-compatibile” secondo il protocollo. Quanto meno le imbarcazioni non potranno gettare l’ancora: verranno creati dei campi boa negli spazi di mare protetti.
fonte: Eco Blog